I NormanniLa Sicilia dell'XI secolo era ancora, nella sua prima metà, completamente araba, per essere stata conquistata a partire dall'827 d.C. e sottratta ai bizantini. Non che fosse stata totalmente islamizzata, poiché gli arabi crearono un equilibrio e una tolleranza verso le popolazioni locali che non ebbe eguali se non nella successiva dominazione normanna, tuttavia, basti pensare che la sola Palermo possedeva più di 300 moschee (secondo Ibn Hawqal, viaggiatore e mercante di Bagdad, che la visitò nel 972 erano 500) per comprendere come la pregnanza islamica fosse enorme e tuttora la memoria collettiva è intrisa di termini arabi che continuano ad essere utilizzati: molte cittadine, paesi e fiumi e monti e contrade sono denominati con eponimi arabi. Molti poeti arabi siciliani cantarono con commozione questa nostra terra che era pure la loro amata patria; come il poeta Ibn Hamdis, esule per sfuggire i Normanni che incombevano e che cantò la sua Sicilia con struggente rimpianto e commovente tenerezza. La Sicilia non aveva più nell'XI secolo un governo unitario, ma esso si era frammentato, per le discordie interne, in tanti emirati arabi tutti rivali fra loro. Una famosa e feroce discordia fu quella tra l'emiro di Catania Ibn ath Thumnah e suo cognato il kaid di Enna, Ibn al Hawwas. Fu tale l'odio reciproco che, uno dei due, il potentissimo emiro di Catania, si fece ricevere, nel 1061 a Mileto in Calabria, alla corte del Conte Ruggero per chiedere aiuto contro il cognato. Ai Normanni non parve vero che si fosse schiusa una finestra sul loro sogno, quello di "visitare" finalmente la Sicilia. I Normanni accondiscesero ad aiutare l'emiro e così, un piccolo esercito normanno capitanato dal Conte Ruggero d'Altavilla e dal fratello Roberto il Guiscardo con l'aiuto di Ibn ath Thumnah e da drappelli cristiani siciliani, nel 1061 sbarcò a Messina occupandola. La conquista normanna fu lunga, circa 20 anni. Essa fu ritardata dalla mancanza di uomini validi e di denaro e dai continui interventi di Ruggero nella penisola durante la spedizione di suo fratello contro Bisanzio (1080-1085). Dopo Messina i biondi guerrieri nordici marciarono su Enna (non potendola prendere) affrontando durissime battaglie sul fiume Dittàino e a Cerami. In quell'occasione le truppe di Ruggero nel 1062 passarono dalle nostre parti per Monte Naone (Anaor) e per Montagna di Marzo (Naurcium) nell'agro di Piazza. Sul finire dell'anno il Conte prese Troina, la fortificò e la elesse "capitale comitale" del nuovo dominio. In quello stesso anno venne ucciso Ibn ath Thumnah e così cadde uno dei motivi iniziali dell'invasione normanna. I Normanni subirono pure gravi sconfitte, come quando fallirono davanti a Palermo nel 1064 o come quando l'emiro Ben Avert marciò su Catania e mise in serio pericolo la conquista normanna. I Normanni entrarono a Catania nel 1071, Palermo cadde soltanto nel 1072 dopo sei mesi di assedio e con la disposizione di una potente flotta e un'armata numerosa; Trapani cadde nel 1077, Taormina nel 1079. La Sicilia dunque si avviava a capitolare con Siracusa nel 1085 dove Ben Avert morì annegato durante l'assedio; l'anno successivo cadde Agrigento (Girgenti); Enna fu conquistata soltanto nel 1087 quando l'emiro si consegnò spontaneamente nelle mani dei Normanni che lo trattarono con generosità. Noto, l'ultima roccaforte tenuta dai saraceni, cadde in mano normanna nel 1091. Nei termini della capitolazione della Sicilia era pattuito tra i due fratelli normanni la spartizione dell'Isola: Roberto sarebbe stato il sovrano dell'intera Sicilia con la metà del territorio di Messina e il Val Demone; il resto sarebbe andato a Ruggero. Dopo la vittoriosa epopea dell'Isola, Ruggero progressivamente cercò di affrancarsi dalla sovranità del fratello Roberto, cosa che avvenne con la morte del Duca nel 1085. In questo periodo Ruggero d'Altavilla è il più potente signore del Mediterraneo e mediatore tra la politica europea e la frontiera orientale. Il Gran Conte vuole fondare uno Stato, ma è necessario caratterizzarne l'elemento etnico. Quello normanno è insufficiente, per cui Ruggero favorisce l'immigrazione lombarda il cui ceppo linguistico era gallo-italico. L'immigrazione gallo-italica (con componenti provenzali, liguri e monferratine) che già aveva offerto ausilio durante le operazioni belliche affiancando le truppe normanne, prese fissa dimora anche negli ex municipi arabi di 'Blâtsah (l'odierna Piazza), di Anaor con Pietraperzia, di Aidone, di Garsiliato, di Butera, di Fundrò, di Rambaldo costruendovi casali (Ralbiato, Rabugino, Rasalgone, Ramursura, Rametta, Baccarato, ecc.). Nel 1089 Adelasia, di stirpe Aleramica del Vasto, va in isposa a Ruggero e diviene Contessa di Sicilia, potente figura femminile della storia normanna. Essa è legata alla casa imperiale di Franconia, al ramo dei Savoia, a varie famiglie nobili francesi, per cui il Conte Ruggero, sposandola, allargò molto i suoi orizzonti politici. Adelasia donò a Ruggero nel 1093 il primo erede maschio: Simone (morto fanciullo nel 1105) e un secondo erede nel 1095, Ruggero, futuro Re di Sicilia. Il Conte Ruggero si faceva passare come vassallo del Papa, ma egli si affrancò presto da questa "protezione". Egli, alla fine della conquista di Sicilia, aveva inviato al papa Alessandro II una delegazione e l'omaggio di quattro cammelli tratti dal bottino di guerra. Il Papa ringraziò e inviò, a sua volta, come omaggio un vessillo con l'effigie della Madonna da consegnare ai combattenti come protezione sui campi di battaglia. Il vessillo di Maria SS. delle Vittorie fu donato dal Conte al municipio di Piazza e, dopo varie vicissitudini, nascosto e ritrovato, fa bella mostra all'altare maggiore della basilica cattedrale per la devozione quasi millenaria dei cittadini. La leggendaria donazione del vessillo a Piazza viene ricordata ogni anno (12 agosto) mediante una suggestiva cerimonia che si officia con larga partecipazione di popolo nella piazza della Cattedrale dove il Gran Magistrato consegna le chiavi della città al Gran Conte Ruggero, mentre il giorno dopo (13 agosto) nel cosiddetto Piano S. Ippolito si corre, sempre in onore del Conte Ruggero, il cosiddetto "Palio dei Normanni", un grandiosa giostra in fastosi costumi medievali giocata con sentito agonismo da cavalieri dei quattro quartieri storici di Piazza. Ruggero aveva deciso di diventare anche il vero padrone della Chiesa latina in Sicilia, per cui brigò a lungo, e infine vi riuscì, per nominare a proprio piacimento i vescovi delle diocesi isolane, ottenendo la Legazia Apostolica. Esplicò in Sicilia una collaborazione proficua tra le varie etnie e le varie fedi religiose che portò (come del resto avevano fatto gli arabi) ad una tolleranza religiosa e razziale che precorreva i tempi e che tuttora è insita nell'animo del popolo siciliano e di cui va data gratitudine storica alla dominazione araba prima e a quella normanno-sveva poi. Alla morte di Ruggero avvenuta nel 1101, la vedova Adelasia pose tutti i lombardi di stanza in Sicilia (oltre a quelli suddetti, anche quelli di Nicosia, Randazzo, Sperlinga, Paternò, Capizzi, Francavilla, Novara di Sicilia, S. Fratello ed altri) sotto il governo del fratello Enrico Aleramico che, per la sua saggezza ebbe il titolo di Conte di tutte le genti lombarde di Sicilia. L'erede di Ruggero doveva essere il figlio Simone, ma questo fanciullo morì nel 1105 e anche il fratello Ruggero era un bambino, per cui, fino alla sua maggiore età, il governo fu assicurato assai saggiamente da Adelasia che rese indipendente lo Stato siciliano addirittura trasferendo la capitale calabrese di Ruggero I, Mileto, a Palermo. Nonostante l'origine straniera dei governanti, la Sicilia diveniva uno Stato autonomo dopo la dominazione romana. Il più grande re normanno fu Ruggero II. Egli aveva solo diciassette anni quando assunse la responsabilità del regno (1112). Eresse splendidi edifici come la Cappella Palatina e la chiesa della Martorana a Palermo, il Duomo a Cefalù, decorandoli di meravigliosi mosaici; creò il Parlamento e organizzò il primo catasto urbano e rurale, protesse le lettere e le arti ed ebbe alla sua corte insigni poeti arabi e il geografo Idrisi, che descrisse dettagliatamente la Sicilia e le terre mediterranee nel famoso Libro di re Ruggero. A lui successero i re Guglielmo I il Malo (1154-1166) e Guglielmo II il Buono (1166-1189) i quali ebbero a combattere contro la nobiltà ribelle di Sicilia. Di Guglielmo il Malo la nostra città non serba certamente un buon ricordo poiché, per punire la ribellione dei suoi cugini Tancredi d'Altavilla e Ruggero Scalvo, nonché della ribellione dell'araba 'Blâtsah (la nostra Piazza) e dell'uccisione dei saraceni residenti (genti protette dal re), piombò con l'esercito nel territorio di Piazza, distrusse tutti i suoi casali e rase al suolo il borgo di Rambaldo che si ritiene il nucleo originario di Piazza (oppidum nobilissimum Lombardorum, in plano situm). In quella funesta circostanza i piazzesi, custodi del Vessillo pontificio di Maria SS. delle Vittorie, chiusero l'icona in una cassa di legno e la seppellirono in un luogo sicuro, sotto l'altare della chiesetta di S. Maria di Piazza Vecchia dove fu ritrovata più tardi, nel 1348 anno della grande peste che decimò le popolazioni di tutta Europa. Il ritrovamento miracoloso della sacra icona della Vergine fu possibile, secondo la tradizione, da un sogno rivelatore che fece un sacerdote, tale Giovanni Candilia. L'icona fu portata in trionfo dall'eremo di campagna alla Chiesa di S. Maria Maggiore in città dai cittadini scampati alla pestilenza. In ricordo dell'evento ogni anno l'ultima domenica di aprile i piazzesi si portano all'eremo di Piazza Vecchia per partecipare al trasporto di una copia dell'icona di Maria SS. delle Vittorie in città, mentre il 3 di Maggio avviene il pellegrinaggio inverso. A viaggio concluso i cittadini restano tutto il giorno nelle campagne della contrada Indirizzo per divertirsi in una vera kermesse popolare. Alla morte di Guglielmo
I il Malo avrebbe dovuto succedere il figlio Ruggero, ma questi era morto in circostanze
non chiarite, durante una sommossa del 1160 e il suo cadetto Guglielmo, di appena
13 anni, non poté farlo autonomamente. Assunse la reggenza per cinque anni
la regina madre Margherita, principessa navarrese di origine normanna che ebbe
a governare un periodo molto agitato dalle continue dispute nell'aristocrazia
che era tenuta lontana dal potere centrale. (testo di Sebi Arena) ![]() |